raccolta di unità di apprendimento liberamente condivise dagli insegnanti

la crica della ragin pura

Kant

Modulo didattico  elaborato in una quinta classe di un liceo scientifico  :

La “Critica della ragione pura” come opera centrale nella storia del pensiero filosofico occidentale

 

Sommario

Questo modulo si propone di fare soffermare gli allievi sul contenuto dell’opera di Kant, si struttura in quattro unità didattiche e prevede dei collegamenti con  la storia: per il contesto storico; italiano: la cultura dell’Illuminismo in Italia.

 

Motivazione –  giustificazione

Questa opera di Kant rappresenta un momento essenziale nella storia del pensiero filosofico sia dal punto di vista metodologico che contenutistico ; il modulo è destinato a ragazzi di una quarta classe di un liceo scientifico dalla fine di aprile alla fine di maggio.

 

Finalità

Con questo modulo ci si propone di far lavorare gli alunni sul metodo Kantiano per renderli consapevoli della grande svolta operata da Kant.

 

Obiettivi

Alla fine dello studio di questo modulo l’alunno dovrà avere acquistato le seguenti conoscenze, abilità e competenze:

  • conoscenze: sapere comprendere le fasi (area cognitiva) principali dell’itinerario filosofico Kantiano attraverso letture analitiche ; critica del materiale didattico proposto.
  • competenze: (fare) capacità di analizzare e comprendere  i testi, capacità di produrre mappe concettuale sull’argomento .
  • capacità: (essere) saper formulare domande significative su di sé e sul mondo partendo dal vissuto personale; saper confrontare tale domande con quello proposto dai filosofi in un confronto diretto con i testi; saper interpretare in modo personale i testi .

 

Prerequisiti

All’inizio dello studio l’alunno deve conoscere la differenza tra razionalismo e empirismo, l’evoluzione del pensiero Kantiano nelle opere pre-critiche, la cultura dell’Illuminismo.

Saper leggere ed interpretare un testo filosofico ed individuarne gli aspetti rilevanti o meno, possedere un adeguato vocabolario filosofico, saper costruire una mappa concettuale .

 

Contenuti

La teoria dei giudizi , l’estetica trascendentale, l’analitica trascendentale, la dialettica trascendentale.

Mezzi

Fotocopie di brani tratti dall’opera di Kant, enciclopedia filosofica ,schede di lavoro, mappe concettuali, prove strutturata .

 

Spazi

L’aula della classe fornita di lavagna luminosa.

 

 

Unità didattica uno: il punto di vista critico, l’indagine trascendentale, la teoria dei giudizi.

 

Si comincerà col dire che Kant  esprime con sufficiente chiarezza  il suo progetto di una Critica della ragion pura nella “Prefazione” dell’opera.

Tale prefazione comincia con il descrivere la situazione della ragione umana nei confronti della metafisica.

L’esigenza metafisica è dichiarata sin dal principio ineliminabile e tuttavia impossibile a soddisfarsi.

Si proseguirà  con la spiegazione del significato del termine “critica” e si dirà che ha innanzitutto il significato di esame a cui le nostre facoltà conoscitive debbono essere sottoposte per vedere se le loro pretese siano legittime o meno.

Si passerà al termine “ragione” e si dirà che per Kant sta di indicare il complesso delle facoltà conoscitive dell’uomo.

Il punto di vista critico vorrebbe costringere il soggetto a passare da ogni considerazione dell’oggetto alla considerazione dei suoi poteri conoscitivi per vedere se sono atti a fornirgli conoscenze circa l’oggetto: é questa la rivoluzione che egli introduce in filosofia e che lui stesso paragona alla “rivoluzione copernicana”. L’indagine che la Critica della ragion pura instaura é  dunque volta a rilevare le strutture a priori della nostra conoscenza e a fissarne le condizioni di validità, è un’indagine “trascendentale”.

Si spiegherà significato di questo termine e si farà riferimento  al seguente brano di Kant “Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non  di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza di oggetti in quanto questa deve essere possibile a priori “.

Si presenterà la teoria dei giudizi e si parlerà della differenza tra giudizi analitico (che formuliamo a priori) che è universale e necessario ma non amplificativo del  conoscere. Si parlerà di quello sintetico a posteriori che è amplificativo  ma non universale e necessario. Tale spiegazione sarà supportata da esempi chiarificatori.

Si presenterà infine il giudizio sintetico  a priori,  quello ritenuto adatto da Kant e si mostrerà come questo unisca l’  apriorità ,e quindi l’universalità e la necessità,  con la fecondità, e quindi la sinteticità : kant scopre come la conoscenza scientifica consista nell’essere una sintesi a priori. A questo punto si fornirà una mappa concettuale dalla quale possa emergere in modo chiaro la struttura complessiva dell’opera proposta.

 

 

 Unità didattica due: l’estetica trascendentale.

 

Si comincerà col dire che l’”estetica trascendentale” è la scienza di tutti i  principi  a priori della sensibilità.

Si dirà che la sensibilità è la nostra facoltà conoscitiva sensibile. (Dal greco aisthesis che significa sensazione, rappresentazione sensibile). Quindi è questa la dottrina che studia le strutture della sensibilità, il modo in cui l’uomo riceve le sensazioni e si forma la conoscenza sensibile. Kant scrive “chiamo estetica trascendentale una scienza di tutti i principi a  priori della sensibilità”.

Si passerà alla definizione del concetto di “sensazione” e si dirà che è una pura modificazione che il soggetto riceve ad opera dell’oggetto.

Si dirà che l’oggetto dell’intuizione sensibile si chiama “fenomeno” (dal greco phainomenon “apparizione” o “manifestazioni”) e che lo stesso Kant lo differenzia dal noumeno. A questo  punto sarà fatta agli allievi una differenza dettagliata fra concetto di noumeno e  di fenomeno.

Si proseguirà dicendo che Kant distingue la “materia” dalla  “forma”  e che mentre la materia è data dalle singole sensazioni la forma è invece data dal soggetto.

 Si dirà che le forme della sensibilità sono solo due,  lo spazio ed il tempo , e che queste costituiscono la condizione della possibilità di ogni esperienza. Si dirà che secondo Kant la nostra conoscenza si divide in due tronchi: “senso” ed “intelletto”; mediante il “senso” gli oggetti ci sono dati e mediante l'”intelletto” essi sono pensati. Gli allievi saranno così pronti alla comprensione del nel secondo momento importante dell’opera Kantiana.

 

 

Unità didattica tre: l’analitica trascendentale

 

Si inizierà facendo riflettere gli allievi sul fatto che  Kant  chiama sensibilità la prima facoltà, che é ricettiva e  che chiama    intelletto invece la facoltà di produrre la conoscenza ; a questo punto  si proporrà il seguente brano “..nessuna di queste due facoltà è  da anteporre all’altra  senza sensibilità nessuno oggetto ci sarebbe dato, senza intelletto nessuno oggetto sarebbe pensato.I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni  senza concetti sono cieche.  La conoscenza non può scaturire se non dalla loro unione.”

Si dirà che mentre l’estetica è la scienza delle leggi della sensibilità in generale la scienza delle leggi dell’intelletto è invece la “ logica”.

Si dirà come Kant distingue la sua logica che definisce trascendentale da quella formale. La logica trascendentale studia il pensiero sintetico  a priori: essa si pone il problema del rapporto del pensiero con gli oggetti e i contenuti che pensa.

Si dirà che Kant distingue la logica trascendentale in “analitica” e “dialettica”. Della dialettica si dirà dopo.

Si ricorderà che il termine analitica ( di genesi aristotelica) deriva dal greco  “analuo” che vuol dire sciolgo una cosa nei suoi elementi costitutivi. L’analitica nel senso trascendentale procede a sciogliere la conoscenza intellettivo nei suoi elementi essenziali.

Si dirà poi che la conoscenza intellettuale si distingue da quella sensibile perché conoscenza per concetti , discorsiva, mentre le intuizione sensibili riposano su affezioni, i concetti invece su funzioni.

Quel che facciamo con l’ intelletto è di unificare oggetti molteplici sotto concetti (ad esempio le singole sedie sotto il concetto generale di sedia); quindi  i concetti dell’intelletto sono funzioni che ordinano il  molteplice sotto una rappresentazione, unificano.

L’ intelletto quindi agisce su questo molteplice con un’attività unificatrice, che Kant chiama “sintesi”. I vari modi con cui l’intelletto unifica e sintetizza sono i concetti puri dell’intelletto o “categorie”. E poiché per Kant conoscere mediante concetti è giudicare,  egli riprendere la tavola delle categorie dalla tavola dei giudizi: e poichè  la logica formale è giunta a distinguere dodici forme di giudizi,12 dovranno essere le categorie.

 A questo punto si passerà  all’analisi della funzione unificatrice dell “ Io penso” e si dirà che Kant lo ha concepito come un principio dell’unità sintetica originaria, come una funzione, una attività unificatrice delle categorie stessa.

Infine  si parlerà dello schematismo trascendentale e si comincerà con il far notare la eterogeneità  esistente tra intuizioni e concetti ed il conseguente problema della applicazione delle categorie ai fenomeni e della necessità di un terzo termine che deve essere omogeneo da un lato alla categoria e dall’altro al  fenomeno che renda possibile l’applicazione di quella a questa.

Si dirà che Kant risolve questo problema con lo “schema trascendentale” prodotto dalla immaginazione trascendentale. Si dirà che lo schema si identifica con il “ tempo” in quanto condizione generale secondo la quale soltanto la categoria può essere applicata ad un fenomeno. Questa parte sarà conclusa facendo riflettere gli allievi sul carattere fenomenico della conoscenza Kantiana.

Infatti le categorie non possono esplicare la loro funzione se non su un molteplice di natura sensibile.

Si richiamerà a questo punto la distinzione tra fenomeno e noumeno ribadendo che per nou meno si debba intendere un concetto limite per circoscrivere le pretese della sensibilità. Gli allievi sono ora pronti per passare alla fase conclusiva.

 

 

Unità didattica quattro: “la dialettica trascendentale”

 

Per Kant la “dialettica trascendentale” è una “logica della parvenza” infatti l’uomo non può spingersi al di là dell’esperienza, allorché la ragione tenta di farlo cade inesorabilmente in una serie di errori e in una serie di “illusioni” che non sono  causali ma necessari.

Perciò la dialettica sarà una critica di queste illusioni che sono “naturali ed inevitabili”.

 Ma prima di andare avanti sarà opportuno richiamare l’attenzione degli allievi sul diverso significato che assume in questa parte dell’opera il termine ragione. Essa non va intesa come l’insieme delle facoltà conoscitive. (Così come deve essere interpretato il termine nel titolo dell’opera stessa) bensì come una facoltà conoscitiva accanto alle altre (sensibilità ed intelletto). La ragione è quella facoltà che cerca l’ incondizionato, che esprime quella tendenza ad andare oltre l’esperienza, tendenza naturale ed irrefrenabile, in quanto risponde a un preciso bisogna dello spirito e ad un’esigenza che fa parte della stessa natura dell’uomo. Si dirà agli allievi che Kant chiama la ragione “la facoltà di sillogizzare” poiché oggetto della ragione sono i sillogismi che operano su puri concetti. Ecco perché Kant deduce la tavola dei concetti puri della ragione , che egli chiama Idee , dalla tavola dei sillogismi.

Le idee in Kant diventano supremi concetti della ragione, paradigmi assoluti, esse hanno una funzione regolativa.

Si dirà che,  poichè sono tre i tipi di sillogismo (categorico, ipotetico, disgiuntivo), tre sono le idee a) idea psicologica (anima) b) idea cosmologica (mondo) c) idea teologica (Dio).

Si passerà all’analisi delle tre idee

La prima delle tre è quella dell’anima  e di essa si occupa la “psicologia razionale” che pretende di giungere ad una conoscenza dell’ Io come anima senza aver bisogno dell’esperienza; ma così procedendo la psicologia cade in errori trascendentale che Kant chiama “paralogismi”.

La  seconda idea della ragione è quella del mondo della quale si occupa la “cosmologica razionale” che pretende di guardare al mondo come ad una totalità  ontologica. Ma la ragione quando vuol passare dalla considerazione fenomedica del mondo a quella noumenica cade in una serie di antinomie in cui “tesi” e “antitesi” si elidono  a vicenda.

La terza idea è quello di Dio, definita dai Kant “ideale” per eccellenza della ragione,  ma questa idea o ideale, che ci formiamo con la ragione ci lascia “nella totale ignoranza circa l’esistenza di un essere di così eccezionale preminenza”.  Kant giunto a questo punto passa sotto dura critica le tre prove dell’esistenza di Dio che la metafisica ha elaborato (ontologica a priori, cosmologica, fisico teologica)

Con ciò la dialettica ha compiuto la sua critica alla metafisica tradizionale. Occorre adesso far riflettere gli allievi sul fatto che se Kant nega che possa essere provata l’esistenza di Dio, nega anche  che possa esserne provata l’inesistenza: la ragione umana non può non pensarla.

Si concluderà questo discorso dicendo che le idee sono necessarie perché ci rendono incessantemente  presente  la  limitatezza del  nostro  sapere  e  ci spingono  ad estenderlo indefinitivamente.

Le idee valgono come regole per sistemare i fenomeni in modo organico:

  1. “come se” tutti i  fenomeni concernenti l’uomo dipendessero da un principio unico (anima)
  2. “come se” tutti i fenomeni della natura dipendessero unicamente da principi intelligibili
  3. “come se “la totalità delle cose dipendesse da una suprema intelligenza”.

La critica della ragion pura si conclude ribadendo il principio che i limiti dell’esperienza possibile sono invalicabili, dal punto di vista scientifico.

 

Testi  utilizzati  per  la lezione :

  • “Introduzione a KANT” di Augusto  Guerra ; Editori Laterza
  • “Invito al pensiero di KANT “ di Giuseppe Riconda , Mursia

 

 Prof.ssa Catia Roperti

Allegato:

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PER TRARRE ISPIRAZIONE: a chi volesse approfondire la metodologia didattica proposta in questo sito consigliamo la lettura di Cecchinato G. & Papa R. (2016). Flipped classroom: un nuovo modo di insegnare e apprendere. UTET, Torino.

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